URBAN FIELDS is an open network of international artists and creatives from different discipline based in Rome, Italy. The main activity of the group is to explore the physical and social controversial condition of the contemporary metropolitan realm through spontaneous, instant and temporary appropriations of neglected public space. The art direction is at moment by Daniele Mancini (UNPACKED @ Roma ). Urban Installations, performances, workshops, various experiments of communication and relational design are documented on-line at https://urbanfields.wordpress.com

URBAN FIELDS è un network internazional di artisti e creativi provenienti da diverse discipline basato a Roma. L’obiettivo del gruppo è quello di esplorare criticamente e operativamente la dimensione fisica e sociale dei territori metropolitani problematici, controversi, marginali, (ma non necessariamente periferici) attraverso interventi di appropriazione spontanea dello spazio pubblico che oscillano tra l’installazione temporanea e l’evento, prototipi di installazioni, microtrasformazioni, azioni performative spaziali, azioni rituali, momenti di socialità e partecipazione, palinsesti comunicativi, playgrounds. La direzione artistica al momento è di Daniele Mancini (UNPACKED @ Roma)
Il lavoro di URBAN FIELDS è documentato on-line su questo:  blog https://urbanfields.wordpress.com

Simple, minimal, almost intimate gestures. Over anonymous moments  of everyday life. Space changes. Intention reveals what has been hidden: the shape of the sun, the thickness of the air, the relations among things, the tale of the soul. Paradoxical, surreal, spontaneous. Fast transformations like mirroring a sunlight over a building facade or swinging up and down suspended on a tree. Nomadic landscapes made of wind blows captured into transparent capsules. Simple, minimal, almost intimate gestures. Liberating gestures soon disappearing… and all those moments will be lost in time like tears in the rain…

Gesti semplici, minimali, quasi intimi. Per lo più eseguiti manipolando oggetti che connotano la nostra quotidianità. Lo spazio che ci circonda trasfigura. C’è una intenzionalità che rivela ciò che non era mai apparso prima: la forma del sole, lo spessore dell’aria, la relazione tra le cose, le storie dell’anima. Paradossali, surreali, spontanei. Trasformazioni che durano il guitto di un raggio di sole riflesso da uno specchietto sulla facciata di un edificio, o il lancio di un sassolino dentro la casella di una campana disegnata a terra. Altalene che dondolano ritmicamente come codice morse visuale. Un paesaggio nomade di soffi di vento imprigionati in capsule trasparenti. Gesti semplici, minimali, quasi intimi. Atti liberatori. Che svaniscono nel momento in cui si compiono. E tutti questi momenti andranno persi nel tempo come lacrime nella pioggia…

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